Blockbuster si dà al franchising della parafarmacia ?

Blockbuster diventa una parafarmacia. Il sindacato: “Lavoratori tenuti all’oscuro”

di Lorenzo Lamperti

Dai dvd alle aspirine, dai videogiochi agli sciroppi per la tosse. Il capitolo di Blockbuster Italia sta volgendo al termine. E questa volta per sul serio. Si è chiacchierato per mesi, per anni sul possibile fallimento della catena leader del videonoleggio, ma l’ipotesi si verificherà solo adesso, all’alba del 2012.

Pochi giorni prima di Natale il liquidatore Generoso Galluccio e l’avvocato Gianluca Minniti hanno depositato il concordato fallimentare al giudice fallimentare di Milano Francesca Savignone. Che fine faranno gli oltre 100 negozi e i 780 dipendenti? 78 punti vendita saranno convertiti in parafarmacie, dopo il perfezionamento della trattativa con Essere Benessere.

In molti si chiedono: qual è l’interesse che spinge Essere Benessere ad acquisire i negozi Blockbuster, soprattutto visto che gli store hanno contratti d’affitto e non sono di proprietà? Innanzitutto bisogna capire se l’azienda parafarmaceutica non voglia trasformare i contratti di affitto in contratti di vendita. In secondo luogo, i piani di Essere Benessere sembrano prevedere l’introduzione di veri e propri centri con trattamenti benessere. Per questo faranno comodo negozi dalla metratura più ampia e soprattutto quelli in zone centrali permetteranno di ampliare il business societario.

Il progetto della società parafarmaceutica prevede l’acquisizione dei punti vendita del centro nord, specialmente di quelli che si trovano nelle zone più centrali delle città. In particolare, a Milano inizierà la riconversione degli store centrali a partire dal 31 gennaio. E gli altri negozi? Il loro destino è incerto. Si parla molto di centri scommesse, con alcune società come Merkur Win e Sisal che avrebbero mostrato interesse. Un’altra strada possibile è quella del franchising, anche se per ora è stata trascurata dall’azienda.

Nel frattempo continueranno ad andare avanti in condizioni quantomeno difficili fino, pare, al 31 marzo. Sotto ordine della casa madre americana, le insegne degli store italiane sono state oscurate. Al posto della scritta gialla su sfondo blu ora nei punti venditi italiani campeggia una colata di vernice nera.

I dipendenti? Si salverà uno su sette. Saranno poco più di 100 su 780 i lavoratori che resteranno anche dopo la conversione a Essere Benessere. Per gli altri si aprono le porte della mobilità e della cassa integrazione. Una soluzione che il sindacato accetta a denti stretti, come testimonia la rappresentante della Cgil Ilaria Serina, dipendente di Blockbuster presso lo store di viale Marche a Milano, nell’intervista rilasciata ad Affaritaliani.it.

Come ha preso il sindacato la trattativa con Essere Benessere?
“Rispetto alle problematiche dell’azienda e del mercato siamo contenti che esista un acquirente che possa garantire un minimo di futuro. Però non siamo contenti, prima di tutto perché non c’è occupazione. Viene salvato meno di un dipendente su sette. Poi è chiaro che Essere Benessere opera in un ambito del tutto diverso da Blockbuster e ha bisogno di un personale specializzato. Per motivi anche legali chi vendeva dvd o videogiochi non va bene per vendere farmaci. Il numero delle persone che verrebbero acquisite quindi è molto basso. Viene salvato praticamente un dipendente per negozio con un monte di 40 ore. Quindi o viene tenuto un full time o due part time da 20 ore ciascuno. Certo rispetto a qualche mese fa siamo sollevati, perché le offerte e le trattative erano nebulose e incerte”.

Si può imputare qualcosa a Blockbuster sotto il profilo della gestione di questa situazione?
“Il problema di Blockbuster è sempre stato la mancanza di comunicazione. Questa trattativa è partita male perché non ci sono state comunicazioni chiare, tempestive. Il sindacato e i lavoratori sono sempre stati tenuti all’oscuro sulla procedura di liquidazione. Questo per due motivi: primo perché spesso anche la sede non aveva informazioni. Secondo perché anche quando le informazioni la sede ce le aveva non si preoccupava di trasmetterle ai dipendenti. Le parole erano: ‘Non c’è niente di cui preoccuparsi, stiamo traghettando l’azienda verso il futuro’. Tutte frasi che cercavano di rassicurare ma le parole erano sempre molto nebulose. Non c’erano mai date, conferme, nomi. E questo è un problema che ci porteremo avanti, anche adesso che andremo a parlare di ammortizzatori sociali e cassa integrazione”.

Sono delineati i contorni del passaggio da Blockbuster a Essere Benessere?
“Ci sono tutta una serie di questioni aperte. Quali sono i negozi che chiudono per primi? Quali resteranno aperti? Come verranno scelte le persone che rimarranno a lavorare? Modalità e tempistiche non sono per niente chiare. Manca completamente una volontà di cooperazione tra le due parti, tra sindacato e azienda. Noi auspichiamo che possa esserci una collaborazione anche perché così la transazione potrà essere rapida e indolore. Questo a tutela anche di chi dovrà andare in mobilità e in cassa integrazione. E’ importante che queste persone abbiano delle certezze. Anche perché da tempo Blockbuster non è più un lavoro stagionale o che viene svolto solo da studenti in fase temporanea. In negozio ci sono tanti padri e madri di famiglia, persone che lavorano da anni che hanno acquisito tutta una serie di posizioni e privilegi che perderanno da un giorno all’altro”.

Avete già incontrato i rappresentanti di Essere Benessere?
“No ancora non c’è stato nessun incontro. Il bubbone è scoppiato solo quando c’è stata qualche indiscrezione sull’interesse di Essere Benessere. Noi come sindacato siamo intervenuti per dire che è indecente che i lavoratori vengano a conoscere il loro futuro professionale da un giornale e non dall’azienda dalla quale dipendono. Dall’azienda hanno smentito in un primo momento la notizia. Da qui noi abbiamo cercato di fare lo sciopero il 25 dicembre a Milano. Ma le cose non sono andate bene e solo un negozio è rimasto chiuso. Questo perché specialmente a Milano c’è molta paura di scioperare e si crede sempre a quello che dice l’azienda, che diceva che a causa di questo sciopero si perdeva un incasso che poteva risollevare tre mesi di fatturato. Alla fine il 28 dicembre il liquidatore Generoso Galluccio ha confermato ai sindacati che Essere Benessere è l’acquirente”.

Essere Benessere è la soluzione migliore per i dipendenti di Blockbuster?
“Visto che l’azienda è in crisi da anni e lo si sapeva magari si poteva trovare una soluzione migliore almeno per l’occupazione. Ma altri acquirenti non ce ne sono e quindi ben venga Essere Benessere “.

da AFFARITALIANI.LIBERO.IT

Le origini del Franchising

La storia del franchising

Il termine franchising al giorno d’oggi indica un contratto di una parte chiamata “franchisor” che concede ad un beneficiario chiamato “franchisee” l’utilizzo del marchio franchisor per la fornitura di servizi, produzione di beni o rivendita di prodotti.

L’origine del termine risale al francese “franchise” che significa franchigia, utilizzata nel medio evo come concessione di un privilegio da parte di un sovrano. Fra tali privilegi vi erano quelli di operare fiere, mercati e trasporti su fiume, costruzione di strade ed anche quello di produrre alcolici. Intorno al 1840 ad esempio, diversi distillatori di birra tedeschi garantivano il diritto a particolari taverne di mettere in commercio la loro birra. Il Franchising ha quindi attraversato l’Europa fino agli Stati Uniti mettendo le basi alla produzione serializzata, che sarà poi a sua volta la base del moderno franchising.

Sull’origine dei primi contratti d’associazione in senso moderno, vi sono teorie discordanti: vi è il versante americano e quello francese ed è probabile che questa doppia nascita, intorno all’anno 1929, individui due vie di sviluppo. Seppur coetanei però, si ritiene sia stato il franchising americano il promotore del rapido sviluppo di quello europeo a partire dagli anni Settanta.

Il modello moderno di franchising, diventò popolare dopo la seconda guerra mondiale con la grande domanda di prodotti e servizi e successivamente grazie all’avvento della generazione “baby boom” che diventò il propulsore principale dell’economia.

Il franchising quindi si espanse rapidamente negli anni ’60 e ’70, ma assieme ai benefici per i consumatori si svilupparono anche dei problemi. Diverse compagnie, scarsamente finanziate e mal gestite, andarono in bancarotta lasciando molti franchisees in difficoltà, mentre altre volte, società fraudolente letteralmente rubarono i soldi dei commercianti senza dare nulla in cambio. Furono proprio tali eventi che portarono alla creazione dell’Associazione Internazionale del Franchising e nel 1978 vennero stabiliti gli standard di regolamentazione del mercato, aggiornati recentemente nel 2007.

Stando ai dati di Assofranchising Italia, nel 2009 vi erano 53.313 punti vendita in franchising nel nostro paese e 6.091 punti vendita italiani all’estero. Il giro d’affari si è dimostrato crescente dal 2007 al 2009 ed è passato da 21,1 a 21,8 miliardi di euro. Sulla localizzazione delle 838 catene italiane troviamo la Lombardia in testa, con 226 “reti”, seguita da Lazio 97, Veneto 93, Piemonte 72, Emilia Romagna 61, Campania 53, Toscana 49, Puglia 40, Sicilia 33, Liguria26, Abruzzo 20, Friuli-Venezia Giulia 13.

In Francia, presso il lanificio di Roubaix, fu creata la prima grande catena di magazzini specializzati nella vendita di lane per lavorare a maglia: le “Laines du Pingouin”. Si associarono dei dettaglianti indipendenti al produttore mediante un contratto che garantiva loro l’esclusività del marchio, peraltro lanciato e sostenuto da molteplici campagne pubblicitarie, in una zona territoriale ben definita. Tale contratto, a quell’epoca, non si chiamava ancora franchising, ma nelle sue grandi linee ne aveva già tutte le caratteristiche. All’inizio della seconda guerra mondiale, nel 1939, la rete Pingouin contava ben 350 franchisee mentre oggi, solo in Francia, esistono oltre 1.200 punti vendita.

Albert Singer appare sulle scene nel 1851 con la famosa macchina da cucire Singer. Il modello di distribuzione adottato per diffondere il prodotto sul vasto territorio fu proprio il franchising ed è infatti Singer il primo vero e proprio nome riconosciuto come franchisor. Inoltre, Singer fu il primo a redigere contratti che diventarono poi la base degli odierni contratti di franchising. Fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 si formarono diversi franchising dalla fornitura di servizi pubblici, alla raffinazione del petrolio. La crescente mobilità degli americani inoltre, fu alla base della nascita di catene di negozi e ristoranti in franchising. Fra i nomi più conosciuti troviamo KFC nel 1930, Dunkin Donuts nel 1950, Burger King nel 1954 e McDonald’s nel 1955

E’ il 18 settembre 1970 la data di nascita del franchising italiano, quando un’azienda della grande distribuzione, la Gamma d.i., inaugurò a Fiorenzuola il primo di 55 punti vendita gestiti direttamente da una decina d’affiliati. La Gamma d.i. offriva ai propri affiliati una serie di servizi: sopralluogo, progettazione ed assistenza tecnica per l’allestimento del magazzino, istruzioni per il personale direttivo e per quello di vendita, allestimento commerciale e assistenza per l’inaugurazione dell’unità. All’affiliato invece, si richiedeva una superficie di vendita di almeno 350 mq, una licenza di magazzino a Prezzo Unico e un capitale di 25-30 milioni di lire. (Fonte: Assofranchising Italia).

di Francesca Migliorini

da CREDITMAGAZINE.IT

Last Minute Click franchising

Agenzie viaggi in franchising: il risparmio è all’insegna del web
Investire nel settore del turismo: aprire un’agenzia viaggi in franchising. Una buona soluzione è Last Minute Click, azienda forte in Italia per la prenotazione di viaggi online. Risparmio di tempo e denaro per gli utenti del sito e vantaggi per gli affiliati.

Quali sono state le mete privilegiate dagli italiani per le festività natalizie? Quali le città più assediate?

Da una ricerca è emerso come il Bel Paese spicchi in testa alla classifica: ai primi posti ritroviamo Roma, la città più desiderata in assoluto. Al secondo posto c’è Parigi, che scavalca Londra. Segue Firenze, che supera città solitamente gettonate come Amsterdam e Barcellona. In settima posizione si afferma Vienna come new entry, mentre in ottava posizione ritroviamo Venezia, altra città italiana che rientra nella speciale top-ten. Chiudono la classifica New York e Madrid.

Una tendenza sempre più affermata è quella di prenotare direttamente online: piuttosto che recarsi presso le agenzie tradizionali, ci si rivolge alle agenzie viaggi online che hanno accesso a tariffe privilegiate.

Pacchetti confezionati ad hoc che assicurano un risparmio di tempo e di denaro. Il tutto, restando comodamente in casa propria, davanti al pc, alla ricerca di offerte da “catturare” con la carta prepagata.

Internet è diventata ormai indispensabile per l’industria turistica che, attraverso il web, riesce ad offrire vacanze a prezzi competitivi e soprattutto personalizzati, per rispondere ad ogni tipo di esigenza.

Diverse le agenzie presenti sul mercato. Last Minute Click.it è un progetto che nasce nel 2005 con l’obiettivo di distribuire viaggi e pacchetti turistici on line.
Pochi click per prenotare un volo, un hotel, una crociera.

Rivolgersi a Last Minute Click conviene: gli utenti del sito, infatti, potranno usufruire dei prezzi più convenienti del web, con promozioni esclusive e sempre aggiornate.

Si desidera aprire un’agenzia di viaggi in franchising? Last Minute Click è un’ottima soluzione, che assicura i migliori contratti commerciali. Tra i vantaggi dell’affiliazione:

  • ampia zona in esclusiva
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Con Last Minute Click si ha la possibilità di svolgere un lavoro indipendente nel mondo affascinante dei viaggi e del turismo: l’esperienza dei soci fondatori e la formula proposta, assicurano molte soddisfazioni.

da INFORMAZIONE.IT

Liguero franchising : abbigliamento intimo e mare per uomo e donna

Il franchising di intimo italiano
Abbigliamento intimo uomo e donna, il negozio in franchising che hai sempre sognato

Liguero franchising nasce nel 1997 nel campo dell’abbigliamento intimo e della moda mare donna e uomo. Il marchio Liguero franchising è stato registrato a livello internazionale.

Gli articoli Liguero sono di ottima qualità e prodotti in Italia; ogni singolo capo è garantito  dal nostro marchio.

Il progetto si basa su idee semplici ma funzionali: ottimizzare lo spazio, effettuare scelte oculate, evitare gli sprechi. Il tutto per impostare un negozio giovane, alla moda e di riferimento per la qualità e la vestibilità degli articoli.

L’ultima “provocazione” di Liguero Franchising : non un audace perizoma, o una sensuale guepiere…l’ultima “provocazione” di Liguero franchising È LA PROPOSTA DEL CONTO VENDITA, da oggi anche tu potrai avere il tuo negozio del prestigioso marchio italiano senza dover pagare la merce prima d’averla venduta.

Il franchising di Liguero è, da sempre, un business dal costo contenuto che permette all’imprenditore di rientrare velocemente dall’investimento iniziale, minimizzando i rischi, grazie all’assenza del costo di magazzino, all’assistenza in fase di allestimento e lancio del nuovo punto vendita, alla formazione personalizzata e al costante affi ancamento della casa madre.

Un investimento FACILE, TRASPARENTE, A MISURA D’UOMO, ma soprattutto, REDDITIZIO che permetterà a molte persone ambiziose e intraprendenti di realizzare il proprio sogno imprenditoriale insieme a Liguero franchising.

Questa è la reale novità della Liguero franchising: tutta la merce è in conto vendita, nessun costo di magazzino. La consegna dei riassortimenti avverrà in tempi rapidi tramite corriere convenzionato. Questo prezioso meccanismo permetterà di avere un punto vendita sempre “fresco” di novità e di eviterà forzose svendite nel periodo di saldi nel tentativo di eliminare le rimanenze di merce.

Requisiti

  • Localizzazione: città minimo 20.000 abitanti
  • mq. min. per punto vendita: 30/40 mq.
  • Totale investimento: € 40.000 / 50.000 (i.v.a. esclusa)
  • Fidejussione: non richiesta
  • Stima fatturato annuale del primo anno: € 120/150.000
  • Durata del contratto: 5 anni
  • Fee d’ingresso: 5.000 euro (compresa nell’investimento)
  • Personale necessario per punto vendita: 1 o 2 compreso titolare
  • Royalty: non previste
  • Esperienza affiliato: non richiesta
  • Allestimento punto vendita: compreso nell’investimento

 

Concessionari Mitsubishi per gli EV in UK ?

UK, una rete di concessionari per la diffusione degli EV
Attraverso una rete di concessionari specializzati verrà fornita consulenza e assistenza per i consumatori che acquistano un veicolo elettrico

Per favorire la diffusione di veicoli elettrici la Gran Bretagna, in collaborazione con il produttore di  giapponese Mitsubishi, sta pensando alla realizzazione di un grande network in grado di mettere in collegamento i concessionari del paese e renderli idonei alla vendita e al rilascio di servizi specializzati per EV.

L’idea nasce anche con la prospettiva della Mitsubishi di lanciare sul mercato la sua prima ibrida plug-in. Per questo la società ha annunciato che al fine di soddisfare la sete di auto elettriche che si sta diffondendo nel paese i rivenditori franchising delle vetture giapponesi, da adesso fino a marzo, lavoreranno per dotarsi del personale e delle mansioni tecniche necessarie a rendere al consumatore un servizio completo che punti a diffondere sulle strade l’utilizzo di mezzi a basso impatto sostenibile.

Sul mercato britannico il nuovo ibrido nipponico verrà lanciato entro 18 mesi, mentre in patria i concessori entro novembre potranno vendere il primo furgone leggero commerciale ibrido.

“La nostra rete di concessionari fornirà un servizio eccellente e sarà in grado di offrire la migliore consulenza ai nostri clienti retail e alle flotte” ha commentato Lance Bradley, amministratore delegato di Mitsubishi Motors UK.

da REPUBBLICA.IT