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Franchising fotovoltaico


Vantaggiosi non solo per produrre energia

Pannelli solari, pannelli solari, non si parla d’altro, per il risparmio energetico, per gli incentivi statali, per il guadagno che si ottiene con la vendita dell’energia prodotta in più, e adesso anche per il franchising.

Già anche in questo settore il fotovoltaico si sta facendo strada, e molti che sono in cerca di lavoro, o che vogliono portare delle entrate in più si affidano alla soluzione del franchising fotovoltaico.

Il franchising in pratica è una formula particolare di collaborazione tra imprenditori, un marchio noto e ben avviato da la possibilità ad altri imprenditori di vendere i suoi prodotti con il proprio marchio, a fronte di un pagamento; questo è vantaggioso per entrambe le parti, chi fa utilizzare il suo marchio ha più vendita, chi utilizza il marchio ha la possibilità di cominciare con prodotti già avviati e conosciuti.

Vendita pannelli solari potrebbe essere lo spunto di una ricerca in rete per informarsi su tutto ciò che riguarda il fotovoltaico, dal suo utilizzo alla sua vendita. Che siate una ditta che vuole utilizzarli, che siate un privato che vuole risparmiare guadagnando qualcosa, oppure una persona in cerca di un’attività lavorativa a tempo pieno o solo per integrare uno stipendio.

In tutti i casi, sono da prendere in seria considerazione tutti i vantaggi che i pannelli solari fotovoltaici possono portare, perché le possibilità di riuscire a portare a buon fine un progetto sono davvero tante.

da COMUNICATI123.COM

Vercelli nuova Mondadori in franchising


Apre domani la nuova Mondadori
In via Cavour il franchising del colosso dell’editoria

Domani, alle 11, riapre la libreria Mondadori di via Cavour. Merito del giovane libraio Fabio Lagiannella, erede di una famiglia già proprietaria di importati librerie a Milano e Novara.

La nuova Mondadori di Vercelli, che si chiamerà semplicemente così, nasce in franchising, e si svilupperà su due piani per un totale di 300 metri quadri di area di vendita: al piano inferiore, cinquemila titoli riservati ai bambini e ai ragazzi fino a 12 anni; al piano della via, 20 mila titoli (in un panorama di 600 editori), tra romanzi, saggi, cronaca, storia, pubblicazioni per professionisti, cataloghi per viaggi, dizionari, etc, con una possibilità di prenotare 120 mila titoli.

da LASTAMPA.IT

Piadineria in franchising a Milano


La piadina più buona di Milano? E’ in piazza Udine

La piadina più buona di Milano? Per quanto mi riguarda non ho dubbi: la mangio alla Piadineria di via dell’Unione 4, a due passi dal Duomo (in una traversa di via Torino). La Piadineria è un franchising con 62 punti vendita in Italia, di cui 4 a Milano. Oltre a via dell’Unione la potete trovare in viale Bligny 43, Corso Sempione 17 e via Sciesa 8. Quella di via dell’Unione è letteralmente presa d’assalto per la pausa pranzo: se ci andate alle 13-13.30 potete dover aspettare anche mezzora, per questo vi consiglio di anticipare o posticipare (verso le 14.30 ve la cavate in dieci minuti!). Apre alle 11 e chiude alle 19.

Non proprio economica, ma senza dubbio non lascia mai insoddisfatti e c’è l’imbarazzo della scelta in quanto alla varietà. Anzitutto potete scegliere fra normali piadine e i più farciti e gustosi rotoli, oppure i cascioni (una preparazione dove la sfoglia viene farcita – tradizionalmente con il crescione -, ripiegata e chiusa prima della cottura). La variabile di ingredienti è infinita: si va dalle proposte più tradizionali come crudo, rucola e scquaquerone o bresaola, rucola e grana, ai sapori più decisi come spianata calabra o salame, alle piadine ‘di mare’ (tonno, salmone) o montagna (speck, wurstel), oppure ai sapori delicati (tacchino). E naturalmente ci sono le piade dolci, con nutella, granella di nocciole o marmellata con formaggio alpigiana (anche in versione mignon). Tutte le preparazioni sono disponibili anche nella variante con pasta integrale all’olio di oliva.

Per quanto mi riguarda sono un’afiocionada del rotolo cotto brie e lattuga, che costa sui 5 euro. Ok, non è poco, ma una semplice e triste piadina in via Dante l’ho trovata a 6 euro… quindi il rapporto qualità prezzo in questo caso è più che giustificato, considerando anche che la Piadineria può vantare un elevato controllo degli ingredienti, accuratamente selezionati dalla farina alle salse alle verdure di contorno, e viene tutto preparato al momento su ordinazione. Le salse ad esempio sono prodotte da SalsaNatura di 3G, piccola azienda nel piacentino a tradizione artigianale.

da MILANOTODAY.IT

Devon&Devon franchising : nuovo store in Cina


Nuovo Store in Cina per Devon&Devon
Ambientazioni eleganti sviluppati su un’ampia superficie

Entrato in Cina nel 2008 con l’apertura di uno shop-in-shop in franchising a Shanghai e un altro a Beijing, il brand toscano di interior decoration per la sala da bagno, ha incrementato notevolmente le sue quote di export sul mercato cinese negli ultimi anni.

Il nuovo store, situato nel Fusen Shopping Mall, è stato realizzato seguendo il concept che caratterizza i monomarca Devon&Devon. Lo spazio si articola su un’ampia superficie e si compone di molteplici ambientazioni, che hanno il pregio di mostrare, con l’eleganza propria del brand, gli elementi distintivi della sua produzione.

“Questa apertura permette al nostro marchio di consolidare le strategie di sviluppo sul mercato cinese, rafforzandone la distribuzione e la brand awarness” – ha dichiarato Gianni Tanini, presidente e AD di Devon&Devon.

“Partner di questo piano di sviluppo in Cina è la società Chengdu BestnerHome Co. Ltd, che opera da anni nel settore immobiliare di lusso”.

Con questa nuova apertura,  salgono così a 12 i monomarca gestiti direttamente e in franchising da Devon&Devon, una politica di aperture che ha contribuito notevolmente alla crescita del fatturato 2011.

da EDILPORTALE.COM

Franchising per Gilmar ?


Il sogno di Gilmar “Le nostre idee gireranno il mondo”

GIOVANNI N. CIULLO

La parola d’ordine è “rethinking”: non mettere in discussione tutto lo status quo, ma piuttosto rimettere in movimento le idee e i pensieri. «Tirare fuori le teste dalla sabbia e tornare a osservare il mondo», dice con una buona carica di energia Stefano Bacchini, direttore marketing & sales del Gruppo Gilmar. Lui, che in Gilmar c’era già stato dal 1994 al 2000, è tornato con l’obiettivo di ripensare lo sviluppo del business, l’approccio ai nuovi mercati, le politiche di merchandising e franchising.

Azienda affermata nella produzione e distribuzione di marchi d’abbigliamento, fondata a San Giovanni in Marignano (Rimini) nel 1962 da Silvano Gerani e Giuliana Marchini, sostanzialmente è rimasta in mano alla famiglia con l’arrivo dei figli Paolo (oggi amministratore delegato) e Patrizia. Fatturato intorno ai 90 milioni di euro, 350 dipendenti (compresi i negozi), nel “portafoglio titoli” marchi storici di proprietà come Iceberg (a cui si è aggiunto Ice Iceberg, la linea giovane o contemporary come preferisce definirla Bacchini) e marchi in licenza: Frankie Morello (nato dal duo Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti), la collezione maglieria di un altro sodalizio (Aquilano. Rimondi) e l’ultimo arrivato, Brooksfield.

«Gilmar è perfetta in termini di gestione di magazzino, consegne e customer service. Un gioiellino operativo e anche un’azienda fra le più belle d’Italia. Cosa ci manca, ci siamo chiesti? Un’organizzazione commerciale, una capacità di sviluppo dei prodotti e dei mercati, una visione più internazionale. Da questo siamo quindi ripartiti».

Innanzitutto con un investimento sulle risorse. Risorse umane, per esempio, introducendo ufficialmente in azienda la figura del merchandiser. Uno dedicato per ogni brand. E poi anche con un team creativo nuovo, come Sergio Ciucci a cui è stata affidata la linea Ice Iceberg donna. «Da qui a tre anni abbiamo due macroobiettivi. Una ridefinizione della strategia per il “mondo Iceberg”: oggi c’è la prima linea, con le sue sfilate uomo e donna, e poi Ice Iceberg. Quest’ultima è la spina dorsale del marchio, copre l’80% del fatturato».

Una “piramide del fatturato” che «potrebbe andare bene anche per il futuro, vogliamo invece essere più efficaci nella comunicazione del brand. Il secondo obiettivo riguarda le licenze. Con Frankie Morello c’è stata una sorta di rinascita, con una collezione che punti più sul contemporary che non sul luxurydenim. Per renderla più fruibile. Con Brooksfield, infine, siamo ai primi passi: l’idea è cambiare l’approccio ai mercati». L’internazionalizzazione, le politiche su negozi e franchising, è un vettore fondamentale della strategia di Gilmar.

Iceberg è oggi 30% mercato italiano, 10% Medioriente, 15% Asia. Le nuove aperture (Jinian, Shanghai e ora Hangzhou e Mosca) sono nell’ottica di raddoppiare nel triennio i 25 punti di vendita di oggi. Frankie Morello, invece, e ancora 40% Italia, 5% Medioriente ed è appena sbarcato in Cina a Hangzhou.

«Monomarca e franchising saranno una priorità per l’ampliamento del nostro fatturato, ne siamo consapevoli». Molto “consapevole”, anche, il sogno nel cassetto di Bacchini: «Fare di Iceberg uno strong brand: che riacquisti appeal internazionale, trovi un posizionamento importante nei department store worldwide, tolga un po’ di polvere che si è depositata nel tempo. E poi fare in modo che Gilmar torni anche a essere una fucina di talenti. In passato hanno collaborato con noi Marc Jacobs e Anna Sui, per citarne due. Vorremmo portare in casa qualche progetto fashion o qualche nuova licenza».

da REPUBBLICA.IT

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