Buffetti a Torino per sperimentare le novità dl Franchising

Buffetti-FoggiaBUFFETTI: A TORINO NEGOZIO ”PILOTA” AL SERVIZIO DEL FRANCHISING

Un punto vendita di proprieta’, con un investimento di un milione di euro, nel quale sperimentare nuovi prodotti per ufficio e in caso di successo, trasferirli alla rete distributiva nazionale che oggi conta 800 punti vendita, in franchising in Italia. E’ la nuova iniziativa lanciata da Buffetti a Torino che verra’ replicata nei prossimi mesi anche in una localita’ di provincia, ”proprio perche’ – ha sottolineato oggi il presidente Rinaldo Ocleppo – abbiamo osservato che il mercato si differenzia piu’ che tra una citta’ e un’altra tra metropolitano e no”.

In un contesto difficile, ha detto Ocleppo, Buffetti va contro corrente accelerando il proprio programma di investimenti. Nel 2009 e’ stato acquisito il ramo d’azienda di Data Ufficio (Gruppo Il Sole 24 Ore) che produce modulistica professionale nell’impianto di S. Palomba a Roma.

Quest’anno sono stati lanciati inoltre 100 nuovi prodotti innovativi sia in termini funzionali che di design a marchio Buffetti.

”Per competere con efficacia nel mercato odierno occorrono investimenti e piani di attivita’ non accessibili dal singolo imprenditore”, ha spiegato Ocleppo. E’ in quest’ottica che Buffetti intende sviluppare ulteriormente il suo ruolo di franchisor mediante lo sviluppo di un nuovo format. Un modello che permetta da un lato di testare nuovi prodotti e servizi senza gravare dei rischi correlati il singolo affiliato, dall’altro di garantire a medio termine un’adeguata marginalita’ all’affiliato e all’intero sistema del franchising Buffetti. Il punto vendita di Torino, di 160 metri quadrati, si trova in corso Siracusa 141, non distante dalla Fiat Mirafiori. Oggi Buffetti, che ha poco meno di 200 dipendenti e oltre 2.000 collaboratori, e’ controllata al 51% dalla Dylog, software house torinese alla cui guida ci sono gli imprenditori Rinaldo Ocleppo e Brunella Malvicino,e dal fondo di private Equity Palladio, e ha un fatturato di circa 110 milioni di euro.

da Asca.it

Illy sbarca negli Stati Uniti

Illy-CaffeLe ambizioni di Illy Sfida americana al gigante Starbucks

Creerà una catena di caffetterie di fascia alta

In casa circola il virus del perfezionismo. Malattia che risale almeno al nonno Francesco e che, giù per li rami, colpisce duramente Andrea e Riccardo Illy (dei loro figli, pur attivi in azienda, è presto per dire). Ma in quale altra impresa potrebbero assumere come slogan “passione e ossessione per la qualità da tre generazioni”? Andrea ci ride un poco sopra, perché dice che questo destino ce l’ha pure scritto nel segno zodiacale: Vergine. “Perfezionista per forza, rompiballe per necessità nel dna familiare” sintetizza il presidente e amministratore delegato di Illy Caffè. Ma stavolta il perfezionista ammette che la prova è più dura che mai. Perché la crisi mondiale picchia meno sul settore alimentare, ma picchia. Frena le vendite dei barattoli di caffè sugli scaffali dei supermercati italiani: la massaia al prezzo ci fa caso. Ma siccome la crisi è bizzarra, nella grande America va all’inverso che in Italia. Il caffè Illy sembra seguire i percorsi del vino italiano, del buon vino italiano. Costa di più, però è un’altra roba e si sente, si vede, si odora.
Illy afferma che al marchio, e alla garanzia di qualità connessa, il consumatore americano assegna un credito crescente. Consumatore americano è termine tanto largo da non dire granché nei fatti. Ci sono i grossolani che bevono di tutto, ma anche i super selettivi. Di qui il guanto di sfida lanciato sulle colonne del Wall Street Journal a Starbucks, che vanta la propria insegna su 11mila punti vendita? “Ma dai! Non siamo mica matti a sfidare Starbucks – dice l’imprenditore triestino – semplicemente ci poniamo l’obiettivo di andare a rispondere al bisogno di qualità lasciato insoddisfatto dalle catene di coffee shop. Andiamo incontro ai singoli esercenti di bar che hanno l’aspirazione di offrire ai loro clienti un servizio e un prodotto al top. Siamo in tutte le principali città con partner molto qualificati e ci vogliamo espandere. Tutto qui”.
Tutto qui. Sembra un programma da poco, ma non lo è affatto. Illy è in America da 27 anni e, secondo le statistiche ufficiali, è la prima marca di importazione negli Usa. Ma occorre aumentare il peso specifico. La conquista dell’America come traguardo, ossia del mercato americano “alto di gamma”, del segmento di consumatori che sanno distinguere tra Franciacorta e vino qualsiasi. La conquista passa attraverso il progetto “Artisti del gusto”, che è una partnership che l’azienda propone a una eletta schiera di baristi. Ai baristi che mirano a servire ai loro clienti un caffè da gourmet, Illy non vende solo la materia prima ma un “pacchetto” composto dalla macchina, dal layout per il locale, consulenza, formazione per il personale. Da notare che “Artisti del gusto”, che in Italia riunisce un migliaio di bar, fattura 34 volte di più di un punto vendita qualsiasi. E Illy funziona da marchio di garanzia. Come il doc per i vini. Per avere un termine di paragone, pensiamo che i bar clienti di Illy nel mondo sono circa 50mila e di questi solo un migliaio sono “Artisti del gusto”. Ma l’America è grande e i numeri del suo mercato possono rivelare grandi sorprese.
Ai corsi dell’Università del caffè, che Illy ha impiantato in 16 sedi sparse nel mondo, un mese fa a New York oltre ai baristi c’era pure una quindicina di semplici cittadini. Ordinary people. Amanti del buon caffè, disposti però a sganciare 600 dollari per una full immersion di due giorni a valle della quale avranno imparato tutto sulla magica bacca, dalla coltivazione della pianta alla tazzina. Avranno soprattutto imparato come prepararsi il caffè a casa, con la classica moka. E che ci vuole, direte voi? Andrea il perfezionista vi improvvisa seduta stante una lezione sulle tecniche di analisi degli aromi e dei gusti, sugli effetti determinati da differenti macinature e tostature, sulla qualità dell’acqua e sulla pressione, sui gas e sugli olii.
Poco importa poi che i consumatori americani vadano a prendere il caffè al bar o se lo preparino in casa. Quel che conta è riprendere a crescere a passo di corsa, come è avvenuto negli ultimi 15 anni, quando il fatturato è passato da 80 a 280 milioni di euro. Ma in effetti dovremmo dire come è avvenuto prima della grande gelata, prima della crisi: nel 2008 i ricavi sono aumentati “appena” del 3% e andrà più o meno alla stessa maniera pure quest’anno. Non male, in tempi in cui il mondo legge bilanci in arretramento pauroso, talora dimezzati e più. Ma “non male” potrebbe non bastare. Di sicuro non basta al perfezionista.
Non basta non solo perché frustra la tensione all’eccellenza. Ma soprattutto perché Illy ha sempre finanziato in modo endogeno la propria crescita e oggi quest’azienda – insieme familiare e globale essendo presente in 140 paesi – è alle prese con tanti versanti di investimento in progetti, prodotti, mercati nuovi. Crescere poco mette in discussione la capacità di sostenere tanti fronti in parallelo e contemporaneamente?
I fronti di sviluppo e di impegno sono davvero tanti. Dal campo del contadino brasiliano alla tazzina. Figuratevi che all’interno dello stabilimento triestino c’è un reparto meccanico, che disegna e materialmente costruisce i barattoli del caffè e addirittura i macchinari per produrre i barattoli stessi. Tant’è che un sofisticatissimo robot made in Germany di recente acquisito non soddisfa il perfezionista e probabilmente sarà rispedito al mittente. Robot tedesco bocciato perché impreciso. Sarà un dettaglio, ma nemmeno i barattoli di Illy sono come tutti gli altri, perché lo specifico tipo di saldatura messo a punto nell’officina di casa consente di mantenere sempre il caffè pressurizzato sotto gas inerte (e non sotto vuoto spinto).
La catena del business è fatta di dettagli. E’ un dettaglio che il caffè sia un unico blend di espresso composto da nove tipi di pura Arabica. Un dettaglio che sia selezionato sin dal campo e poi il singolo chicco vagliato da macchine a infrarossi. Un dettaglio che uno staff di “sommellier” valuti ogni partita, in capo a una filiera di 125 controlli disseminati lungo tutto il processo produttivo. Un dettaglio l’istituzione di un premio che riconosca ai migliori produttori in Brasile, India e Colombia lo standard qualitativo acquisito. Un dettaglio la partnership con la Biennale di Venezia e la collezione di tazzine firmate da grandi artisti contemporanei. Un dettaglio la diffusione della cultura del caffè tramite l’Università. Un dettaglio la creazione di una catena di retail in franchising, chiamata Espressamente Illy, che definisce una impronta complessiva del “luogo” in cui il caffè viene consumato. Un dettaglio l’alleanza con gli “Artisti del gusto”. Un dettaglio la messa a punto di tecnologie proprie per la preparazione del caffè a casa o al bar, con macchine concepite su disegno e brevetto Illy (sull’onda di quel che fece il capostipite Francesco, inventore con la Illetta nel 1935 della progenitrice delle macchine professionali per l’espresso).
Parlare di dettaglio è forse improprio. Meglio dire tassello di un mosaico, dove ogni tessera è singolarmente curata con approccio maniacale. Ma basta in questa burrasca che ogni giorno dà diversi segnali meteo per l’avvenire? Come si fa di questi tempi a costruire un budget vagamente fondato e attendibile per il 2010? Andrea Illy, detto che per configurare gli obiettivi di bilancio per l’anno venturo ha inanellato 120 riunioni con il massimo fine tuning di ogni singola voce, ritiene che “la situazione in sé va vista positivamente. Stiamo sostenendo una cura fitness molto dura, come se ci stessimo preparando alla maratona di New York. Saremo sempre più forti, più tonici, più reattivi. Penso a che a noi basterà essere più efficienti, fare sacrifici per i prossimi due anni e poi avremo una fase di sviluppo ulteriormente accelerato. Da luglio le vendite sono riprese in modo costante e nel 2010 profitteremo della ripresa dei consumi. Va da sé che, per l’economia globale, lo choc è stato molto forte e la convalescenza non sarà breve. Ma noi vogliamo cogliere le opportunità di innovazione in termini di prodotti e di mercati”. In queste parole non va colto un esercizio muscolare, perché non appartiene al profilo del perfezionista. Tant’è, per esempio, che non esprime numeri quando gli si chiede cosa si aspetta dalla partnership con Coca Cola per la distribuzione del caffè imbottigliato chiamato “Illy issimo”.
Quando Andrea Illy guarda con ottimismo all’orizzonte, allude implicitamente anche all’apporto atteso dalle diversificazioni attuate negli ultimi anni. Sotto la regia di Riccardo, la holding di famiglia ha acquisito via via Domori (cioccolato), Damman Frères (casa di the francese), Mastrojanni (azienda vinicola di Montalcino), e una partecipazione in Agrimontana (leader nell’alta pasticceria e confetture). “Da queste sister company attendiamo grandi soddisfazioni. E il motivo in più per crederci è che adesso mio fratello ci sta a tempo pieno”.
PAOLO POSSAMAI da repubblica.it

Salerno ospita il Franchising day

salernoSalerno ospita il Franchising day
Un’intera giornata dedicata alle attività in franchising: incontri con aziende che vogliono aprire sul territorio della Campania, opportunità di finanziamento alle imprese, incontri per capire cosa è, come funziona e quale sopporto offre il fare parte di un franchising.

La giornata si svolgerà a Salerno il 12 Novembre presso la Sala Genovesi della sede di rappresentanza della Camera di Commercio in via Roma ed è organizzata dalla Federazione Italiana Franchising-Confesercenti in collaborazione con Confesercenti Campania e Confesercenti Salerno.

La giornata è da intendersi come un’occasione di conoscenza di una realtà imprenditoriale che può offrire grandi potenzialità di gguadagno e di crescita ed è anche un modo per orientarsi nell’ambito delle agevolazioni e degli strumenti che Ivitalia e Monte Paschi Siena possono offrire a chi intende iniziare un’attività di questo tipo.

Tra i franchisor presenti alla giornata di lavori ci saranno FotoDigitalDiscount, la più grande catena di negozi di fotografia digitale in Italia, FinanziariaM3, Eco Repair, Filanto, Sasch, Spigghy, Globitalia, Clean Life Discount.

da ecodisalerno.com

Burger King a Varese

burgerking0Inaugurato il Burger King di Varese

E’ stato inaugurato il primo Burger King di Varese. Per la prima volta il colosso statunitense, leader del fast-food, apre i battenti nella città Giardino, in via Morosini.

Il ristorante è il primo in Italia avere la nuova immagine che la compagnia ha sviluppato solo qualche mese fa. Una location originale, realizzata con materiali e tecnologie innovative. Un esempio? Per i clienti di Burger King è disponibile una connessione wi-fi gratuita, per collegarsi ad internet mentre si degustano le specialità del menù. “Il ristorante rappresenterà un’occasione unica per Varese – spiega Stefano Bigatti licenziatario del marchio insieme a Melania Di Maio -. Si tartta di un brand internazionale prestigioso, conosciuto in tutto il mondo e rispettato nel settore della ristorazione”.

Proprio per sottolineare l’importanza dell’evento, all’inaugurazione erano presenti alcuni fra i nomi di maggior spicco del brand e delle nostre istituzioni. Il nastro rosso è stato tagliato dal vice sindaco di Varese, Giorgio De Wolf, e dall’assessore al commercio, Salvatore Giordano. Numerosi anche i varesini che hanno partecipato all’evento inaugurale organizzato da “Very Fast People” e che hanno preso d’assalto il ristorante all’apertura delle porte.

Burger King non sarà solo una novità per gli appassionati del genere, ma anche una notizia positiva dal punto di vista economico. Sono stati reclutati, infatti, ben 22 persone d inserire nell’organico del nuovo locale e i prodotti offerti sono tutti made in Varese. “Siamo fermamente intenzionati – continua Bigatti  -, a utilizzare fornitori locali per rifornirci, per esempio, dei prodotti ortofrutticoli. Crediamo molto nella qualità dei prodotti varesini”.

Marcello Tarantino da varesenotizie.it

Frate di Marrazzo contro Alkemico

alkemicoIstigava alla coltivazione di droga Sequestrato il sito di Alkemico

A far chiudere il sito è stato il prete pronto ad ospitare il governatore dopo lo scandalo. Intanto una nuova tegola per il negozio di smurt drugs: indagati per lesioni

RIMINI – “La storia dell’Alkemico, discusso negozio che distribuisce “smart drugs” si intreccia con quella di Piero Marrazzo, l’ex governatore della regione Lazio ricattato da quattro carabinieri per le sue frequentazioni con i trans. E’ infatti emerso che a condurre l’ultima crociata contro i negozi in franchising ideati da un riminese, crociata che ha portato all’oscuramento del sito dell’Alkemico, è stato niente meno che il prete pronto a ospitare l’ex governatore all’indomani dello scandalo.

Probabilmente in questo momento è il padre abate più conosciuto d’Italia. Dieci giorni fa, era pronto ad ospitare nel suo antico monastero benedettino l’amico fraterno ed ex governatore della Regione Lazio, Piero Marazzo. Don Pietro Vittorelli è un sacerdote, al di fuori delle righe, giovane e laureato in medicina. Vive a stretto contatto con la realtà cittadina, si è fatto promotore della realizzazione di una casa per poveri e ieri mattina è sceso ancora una volta dal ’sacro monte’ per ringraziare la magistratura e la guardia di finanza di Cassino che hanno sequestrato gran parte del materiale contenuto all’interno del negozio Alkemico, il chiacchieratissimo franchising aperto in tutta Italia che tre giorni fa, grazie ad un’indagine della guardia di finanza della Compagnia di Cassino e del Nucleo telematico di Roma, ha portato alla denuncia dei titolari del franchising con sede a San Marino per il reato di istigazione all’uso di sostanza stupefacente. «Grazie alla guardia di finanza ed alla Procura di Cassino è stato possibile porre la parola fine ad una situazione divenuta insostenibile,fanno sapere dalla Curia. Era impensabile che i nostri giovani potessero avvicinarsi in maniera così semplice e banale al mondo della sostanza stupefacente». Lo stesso Padre abate, nel corso di un’omelia celebrata nel mese di agosto aveva segnalato la pericolosità della presenza di un negozio simile in città ed aveva chiesto alla forze dell’ordine e alla magistratura di intervenire in maniera energica.

La denuncia era scattata sia per l’amministratrice delegata del sito, difesa dall’avvocato riminese Massimiliano Orrù, che per il gestore del negozio di Cassino. E nelle ultime ore sull’Alkemico si è abbattuta una nuova tegola: l’avviso di conclusione indagini per lesioni personali e per esercizio abusivo dell’attività di farmacista (in concorso fra la riminese e il gestore del negozio di Civitanova Marche). L’accusa è di aver venduto, fino al gennaio del 2009 sostanze classificate come medicinali. “Si tratta di prodotti leciti – ha obiettato l’avvocato Orrù- e provviste di autorizzazioni rilasciate dal Ministero della Sanità”. Per quanto riguarda le lesioni mi risulta che non esistano prove documentali per sostenere l’accusa che, allo stato, è puramente teorica”.
da romagnanoi.it