Archive for September, 2009

Sep
23

Napoli nuovo negozio Piquadro franchising

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Piquadro inaugura a Napoli
Mercoledì 23 settembre apre il primo negozio monomarca Piquadro in città

piquadroNapoli – Piquadro, il marchio italiano di prodotti di pelletteria dal design innovativo e dall’alto contenuto tecnologico, sbarca a Napoli con l’apertura del primo punto vendita monomarca in città.

Situata al numero 32 di Via Carducci, una delle vie dello shopping di lusso partenopeo, la nuova boutique è la più grande dell’azienda con una superficie di circa 120 metri quadri sviluppati su due livelli. Con il negozio di Napoli Piquadro porta a 66 il numero delle sue boutique nel mondo, 36 delle quali in franchising.

Ed è proprio il ruolo dei franchisee che sottolinea Pierpaolo Palmieri, Direttore Commerciale di Piquadro: “Siamo orgogliosi che imprenditori di successo ci accordino una fiducia sempre crescente scegliendo Piquadro o continuando ad investire sul marchio come nel caso di Massimiliano De Santis, che dopo dieci anni di collaborazione, apre in Campania il suo secondo negozio Piquadro. Il loro contributo è determinante per l’espansione di un’azienda che continua a investire e crescere nonostante la difficile congiuntura economica”.

Commenta così Massimiliano De Santis, franchisee proprietario della boutique Piquadro: “La nostra azienda, nata cinquant’anni fa al Vomero, collabora con Piquadro da anni. Ha aperto nel 2007 lo showroom Piquadro a Napoli e nel 2008 la boutique a Salerno. Conosciamo quindi molto bene sia la qualità dei suoi prodotti che la professionalità del suo management e per questo abbiamo deciso di investire ancora con l’apertura del primo punto vendita monomarca Piquadro a Napoli”.

L’inaugurazione, durante la quale verranno presentate le nuove linee uomo, donna e travel oltre alla grande novità dell’autunno inverno 2009, i capospalla Piquadro, è fissata per mercoledì 23 settembre alle ore 18.00. I

l nuovo punto vendita di Napoli firmato dall’architetto e designer Karim Azzabi, che da anni si occupa dell’immagine coordinata del brand a livello globale, ripropone in tutti i suoi elementi l’originale concept store Piquadro: la modularità – ottenuta grazie al combinarsi di elementi componibili – e il preponderante utilizzo del laminato metallico che crea un continuum tra l’ambiente e i moduli degli espositori.

Unico cenno di colore, l’azzurro istituzionale, che accompagna il movimento morbido delle forme dei moduli. Altrettanto importante e piquadroidentificativo è l’utilizzo della tecnologia e della luce che, come un fil rouge, accompagna ogni forma e valorizza il prodotto esposto. Piquadro Piquadro è un marchio italiano di prodotti di pelletteria professionali e per il viaggio dal design innovativo e dall’alto contenuto tecnologico.

Qualità, tradizione e high-tech, perfettamente combinati nei prodotti Piquadro, permettono la realizzazione di accessori capaci di unire l’estetica alla performance intesa come comfort nell’utilizzo, ottimizzazione degli spazi e protezione del contenuto. L’anima di Piquadro è chiaramente espressa dal payoff della campagna pubblicitaria, ‘Tech Inside’, che è il concetto fondante dietro al design di ciascun prodotto.

Le origini dell’azienda risalgono al 1987 dall’idea di Marco Palmieri che ne è presidente e amministratore delegato. La sede è in provincia di Bologna, a Silla di Gaggio Montano, dove vengono svolte le fasi di design, progettazione, pianificazione, acquisti, controllo qualità, logistica, marketing, comunicazione e distribuzione.

Piquadro vende i suoi prodotti in oltre 50 paesi nel mondo attraverso una rete distributiva che include tra l’altro 66 boutique a insegna Piquadro (39 in Italia e 27 all’estero di cui 30 DOS e 36 in franchising). Dall’ottobre 2007 Piquadro è quotata alla Borsa Italiana.

da NAPOLI.COM

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arcadelphiFranchising non franchising? Il sistema di affiliazione in franchising o lo si ama o o lo si odia! Noi ovviamnete siamo di parte, ma provando ad essere più neutrali, obbiettivi e trasparenti possibili e valutando attentamente il settore, possiamo affermare con certezza che per entrare nel settore turistico in modo autonomo è necesaria una competenza specifica e una capacità operativa e gestionale non indifferente. Tali capacità, sono alla base della sopravvivenza aziendale e si acquisiscono con il tempo e con un elevato rischio d’impresa, che ai giorni d’oggi è consigliabile evitare.
In aggiunta, è necessaria un’innata predisposizione alla vendita ed una buona capacità organizzativa e per concludere una politica commerciale aggressiva, determinata oggi giorno dalla politica del “prezzo”, che solo l’appartenenza ad un gruppo può garantire.
E quindi la risposta è: FRANCHISING SI, SICURAMNETE SI, per non sentirsi mai soli, per un know how garantito, per un supporto continuativo e sicuro e per una politica del pricing aggressiva, che possa permettere di affermarsi, imporsi, fidelizzare e coinvolgere la clientela, in un settore altamente competitivo.

Con chi aprire ?

Tra le decine di marchi che propongono l’affiliazione turistica, possiamo affermare, da buoni competitor, che la maggior parte dei network offrono standard qualitativi mediamente elevati e apparentemente simili.
Le differenze sono imprenscindibili, specialmente per coloro che non provengono dal settore turistico e di conseguenza molti si trovano a valutare e distinguere un franchisor dall’altro in base a dei parametri che sono generalmente: il costo dell’affiliazione, la distanza del franchisor dalla regione dove si intende aprire, la sede dove si svolgeranno i corsi e la durata degli stessi, dalla lista dei tour operator preferenziali, dalle commissioni riconosciute dagli stessi, dalle quote o dalle percentuali delle royalty mensili richieste, dal numero di agenzie affiliate o dall’approccio del venditore che presenta il progetto!

Quali i requisiti da esaminare?
Specialmente nella fase iniziale, si può entrare in confusione e cadere nell’errore di uniformare e generalizzare i sistemi d’azienda e basare la scelta su dei parametri secondari, se pur importanti, come gli standard del layout (colori, insegne, altro), gli elementi elencati nella formula di affiliazione e il costo.

Quale franchisor scegliere?

Sappiamo che scegliere è difficile. Vi consigliamo di non fermarvi al primo appuntamento incontro e di approfondire le ricerche recandovi personalmente nella sede della casa madre e richiedendo un incontro con la divisione marketing e commerciale.
Per comprendere bene, uno degli elementi fondamentali su cui basare la vostra scelta, è importante spiegare che il range medio dei profitti e dei ricavi varia dal 10% al 20%. Esiste una metodologia di vendita e d’acquisto che si basa sulle quote nette, che porta la forbice dei profitti dal 15% al 30%.
Sostanzialmente la differenza è nel range messo a disposizione dalla casa madre. Se la media che vi viene proposta dal franchisor è tra il 10% e il 12/13% siete destinati a soffrire o forse è meglio dire a CHIUDERE.

Candidati Si, candidati NO?
Prima di parlare di noi e del nostro metodo di lavoro, vi informiamo che le persone (candidati) che mediamente compilano il form e ci contattano sono tra le 10 e le 15 al giorno.
E’ nostra abitudine chiamare tutti e offrire il nostro supporto e garantire spiegazioni approfondite sul nostro sistema d’azienda.
Rispettiamo le scelte di tutti e abbiamo anche noi le nostre preferenze verso quei candidati che sono:incuriositi, interessati, intenzionati e concreti.

Parliamo di noi!

Il nostro sistema di lavoro è basato sulla contrattazione di quote nette, fornite direttamente agli affiliati dai tour operator preferenziali e con facoltà e la libertà di poter lavorare con tutti i fornitori su scala nazionali e internazionale e poter organizzare e programmare pacchetti diretti.

Aprire o non aprire?
Il nostro consiglio è, APRIRE con chi e dove vuoi! Attenzione ad analizzare attentamente i costi gestionali e scegliere la formula di affiliazione assicurandosi di avere un accantonamento gestionale pari al “doppio del capitale investito”, per superare il periodo di start up.

da INFORMAZIONE.IT

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Sep
21

Ikea Rimini al top

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Il primo trimestre Ikea a Rimini. 500.000 visitatori, 15 milioni di introiti
500.000 visitatori, da giugno a oggi, il 10% in più delle attese. E un introito di 15 milioni di euro, anche questo ben oltre il preventivato.

ikeaIkea presenta il bilancio dei primi mesi di attività a Rimini, in un quadro di crescita a livello nazionale (+3,8%) anche in un periodo di generale recessione.

Il colosso del mobile presenta anche i numeri dell’occupazione: 270 addetti per il punto vendita, oltre ad altre 100 persone legate in qualche modo all’indotto.
L’apertura, a fianco, del Mercatone Uno, non prevista al momento di elaborare il business plan su Rimini, non è vista come elemento negativo: porta comunque clienti.
Clienti che, a quanto pare, apprezzano anche i sapori scandinavi: vendute 198.000 polpette svedesi.
29.000 le card Ikea Family sottoscritte, un numero ampiamente sopra la media nazionale.

A tre mesi dall’inaugurazione del nuovo punto vendita, avvenuta lo scorso 9 Giugno, la ricaduta occupazionale diretta è di oltre 270 addetti, mentre l’indotto è pari a circa 100 persone. Sono oltre 500.000 coloro che hanno già fatto visita al punto vendita di via Tolemaide 140 e più di 100.000 le visite sul sito web dedicato a IKEA Rimini.
Il fatturato totale relativo al periodo Giugno-Agosto è pari a oltre 15 milioni di euro con un ottimo risultato di IKEA Business, il club riservato ai possessori di partita IVA, di cui il 45% appartenente alla categoria Hotels&Residences.
Proprio per presentare i servizi dedicati IKEA Business e tutte le soluzioni d’arredo studiate per albergatori e proprietari di residences, IKEA Rimini sarà quest’anno presente come espositore al SIA (Salone Italiano Accoglienza) dal 21 al 24 novembre.
Inoltre dal 22 ottobre al 2 novembre IKEA Rimini sarà in Piazza Cavour presso sala dell’Arengo per partecipare ad Ambiente Festival. Questo intervento si inserisce in un progetto più ampio di promozione della sostenibilità, nella consapevolezza che il vantaggio economico di un’azienda possa andare di pari passo con il rispetto per l’ambiente e per il contesto sociale in cui quell’impresa cresce e si sviluppa.

Il Gruppo IKEA chiude l’esercizio 2009 (01.09.08 – 31.08.09) con un fatturato di 21,5 miliardi di euro (+1,4% sul 2008), aumentando la propria quota di mercato in tutti i paesi in cui opera. I 301 negozi (di cui 15 nuovi e 34 in franchising), sono stati visitati da 590 milioni di persone in 37 Paesi. 561 milioni le visite sui siti www.ikea.
L’Italia è al quinto posto per le vendite dopo Germania, USA, Francia e Gran Bretagna.

IKEA Italia chiude l’esercizio con un fatturato di 1.382 milioni di euro e un incremento del 3,8%, crescita che sale al + 4.5 per il comparto dei ikea_riminimobili A Giugno è stato aperto il punto vendita di Rimini, portando così a 15 i negozi sul territorio nazionale visitati da quasi 39 milioni di persone, mentre le visite sul sito www.ikea.it sono state 25,7 milioni. A Collegno è stato rilocalizzato il negozio torinese, con l’aggiunta del nuovo format della “Glass House”, dedicata a piante, fiori, mobili per esterno e collezioni stagionali.

In arrivo 3 nuovi store ed il primo shopping center italiano
Il prossimo 21 ottobre si inaugura l’IKEA di Villesse (GO), mentre il primo semestre del 2010 vedrà l’apertura dei punti vendita di Salerno e San Giuliano (MI). Il negozio friulano rappresenta la base di quello che, nell’arco di due anni, sarà il primo shopping center italiano gestito da IKEA. Inter IKEA Centre Group, che ha il compito di sviluppare centri commerciali nei mercati dove IKEA già opera, gestisce ad oggi 22 shopping center in 7 paesi europei e ha in cantiere la progettazione e la realizzazione di altri 12.
“Si tratta di centri commerciali pensati innanzitutto per la famiglia” dice Roberto Monti, AD di IKEA Italia Retail “con solide infrastrutture a disposizione dei partner di vendita al dettaglio, finalizzate ad un’esperienza coinvolgente per tutti i clienti”.

L’Italia si conferma il 3° paese fornitore di IKEA nel mondo
Per gli acquisti del Gruppo l’Italia si conferma il 3° Paese fornitore di mobili e complementi di arredo, dopo Cina e Polonia. IKEA compra in Italia più di quanto vende: infatti, l’8% del volume degli acquisti del Gruppo IKEA nel mondo vengono effettuati in Italia, mentre il mercato italiano copre solo il 7% del volume delle vendite totali del Gruppo.

da NEWSRIMINI.IT

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Sep
19

New YorK Il Mulino franchising

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Da Cagnano a New York: la storia dei fratelli Masci ed il loro Mulino

il_mulinoNEW YORK. No, non è fantascienza ma la vicenda reale di due fratelli abruzzesi, emigrati in America nel 1976, dal minuscolo centro San Giovanni di Cagnano in provincia di Aquila. I protagonisti di questa roccambolesca avventura sono Fernando e Gino Masci, proprietari del piu’ famoso ristorante della Grande Mela “Il Mulino” che ospita presidenti, ambasciatori, avvocati, letterati, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
I presidenti Barack Obama e Bill Clinton sono i piu’ recenti clienti i quali la scorsa settimana hanno consumato “tet a tet” nella piu’ schietta privacy un pranzo davvero speciale.

Il nostro racconto parte 30 anni or sono. Il centro aquilano non offriva molto alla vita dei suoi operanti ma disoccupati cittadini. Fernando, il piu’ anziano, convince Gino a cambiare aria rattristati, ovviamente, di dover lasciare i genitori, gli amici, il superbo Gran Sasso ed il buon vino. Dopo aver trascorso un lungo tempo in ottimi ristoranti romani, imparando i segreti dell’arte culinaria, sbarcano in Canada, dove lavorano in buoni ristoranti, per poi passare, in America, la terra dei sogni ad occhi aperti.

Come avete scelto il nome del ristorante Il Mulino?

«Da bambini andavamo al mulino per racimolare un po’ di farina per la polenta invernale. Il mulino era divenuto il nostro club dove imparavamo anche l’arte e a vivere con la comunità. Quando ripenso a quei giorni, ho 63 anni, gli occhi mi si inumidiscono».
Il rinomato tempio culinario, che si erge in un calmo angolo del Greenwich Village di New York ha clienti anche giapponesi e cinesi ma sono gli americani che gareggiano a provare le numerose pietanze,e come dice Gino, ogni cliente viene trattato al pari di una celebrità.

Anche in Canada, California, Las Vegas, Westchester ci sono locali son lo stesso nome. Siete forse padroni di tutti questi locali?

«No», risponde Gino «sono omonimi, ma… non parenti. Noi abbiamo venduto soltanto il marchio in franchising. Come puo’ constatare il nostro Mulino e’ gia’ un impegno non comune ed il telefono, Dio lo benedica, non cessa mai di trillare. Confesso che qualche annetto fa avevo deciso di ritirarmi per consumare parte della mia pensione sui monti abruzzesi, e al mare azzurro con i miei numerosi cugini, ma sei anni fa mia madre rese l’anima a Dio e Fernando mi convinse di “star quieto” ed eccoci qua».

Italiani turisti ne vedete sovente?

«Tanti, ed è un piacere. Qui son venuti tanti illustri personaggi, come il nostro onorevole Andreotti. Qualche anno fa il Quirinale ci conferì un Masci_Fernando_Gino“riconoscimento” ma purtroppo non potemmo andare a ritirarlo per ragioni di lavoro».

Allora l’Abruzzo e’ passato nel dimenticatoio!!?

«Affatto, adesso trascorriamo molto tempo a Miami, non in vacanza ma a dirigere il nuovo ristorante:”Il Gabbiano”, simbolo marinaresco, un locale che non impieghera’ molto tempo per superare il… vecchio Mulino».

Dunque, New York e Miami, si dividono le vostre prelibate pietanze. Vuoi dirci qual è la piu’ richiesta?

«L’aragosta arrabbiata, preparata con peperoncino piccante e aglio e poi i ravioli ripieni di porcino,con crema di tartufo nero,che viene dall’Italia, affogati di champagne, sono imbattibili».

Distacchiamoci brevemente dal “Mulino” e parliamo del “Gabbiano”.
«E’ un locale che contiene 200 persone. Cento nel settore coperto e cento sulla vasta terrazza, separata da una ampia vetrata, che si specchia sulla Baia di Key Biscaine. Lo spettacolo e’ veramente elettrizzante, e le pietanze sono come quelle del Mulino con l’aggiunta di qualche pesce esotico che a Miami abbondano».

San Giovanni di Cagnano e’ stata colpita duramente dal sisma?
«Stando a quanto mi riferiscono i miei cugini le case hanno subito delle incrinature riparabili. Noi avevamo deciso di mandare una buona somma per i lavori ma mi dicono di attendere perchè la burocrazia sta subendo soste e allora… Tuttavia siamo sempre pronti a fare il nostro dovere, come quando, l’undici settembre 2001, le due Torri di New York vennero colpite donando dieci mila dollari».

Gino, un’ultima curiosità: cosa hai servito ai due Presidenti americani?
«Diverse portate, tra le quali Capellini con aragostine e vongole al
Presidente Obama e “bronzine” al sale con salsa di olio di limone e origano al simpatico Clinton».

Ed il conto… chi l’ha pagato?
«Top secret questo… questione di Stato».

Lino Manocchia

da PRIMADANOI.IT

Categories : aziende, curiosità, storie
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Sep
18

Kabab International franchising

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La storia – Il palestinese e il cammello con gli occhiali
Shockabab, lo straniero che dà lavoro ai veneti: «Ho vinto la diffidenza»
Naser, 35 negozi e 400 dipendenti: ci ho messo otto anni

shockababSul tavolo un libretto che la dice tutta: «Metti in pratica quello che sai». Alle pareti, accanto alla fo­to delle figlie e di un incontro con Arafat, il faccione di un cammello con occhiali e barbetta che somiglia a un cartone anima­to. Poco più in là le immagini colorate di mille e un menu che sono un inno dissa­crante al kabab. Naser Ghazal non sembra di ottimo umore. Comprensibile. Anche per lui sono giorni di Ramadan. Perfino qui si digiuna fino al tramonto, in questo angolo di Nord Est, in un capannone ac­quattato fra le villette, a due passi dal cen­tro di Zero Branco. Giornate faticose per il re del kabab, per questo palestinese quarantaquattrenne che in otto anni ha messo in piedi un impe­ro grazie al mitico involtone. La catena di franchising Kabab International, di cui Na­ser Ghazal è anima, corpo, creatività, orga­nizzazione, passato, presente e futuro ­nonché direttore commerciale – è un’ecce­zione a più regole. Alla faccia della crisi e oltre ogni luogo comune sull’immigrato. Dal 2001 a oggi l’attività è cresciuta del trecento per cento. E non ha subìto pause in quest’ultimo anno. Dal primo Shocka­bab a Mestre, al numero 35 che aprirà a ot­tobre a Paese.

In mezzo ci sono i locali di Marghera, Mogliano Veneto, Preganziol, Scorzè, Treviso, Conegliano, per scendere in Calabria, Campania, Abruzzo e in Sicilia, e risalire, con qualche Falafel in più, perfi­no in mezzo ai monti, a Valle di Cadore. L’impresa va pesata nel modo giusto. Nel 2001 Naser distribuiva e consumava nei suoi locali 300 chilogrammi al mese di kabab. Oggi la media mensile è di 40/50 tonnellate, con punte estive di 60. Un re­cord. Raggiunto anche grazie alla partner­ship con una Spa del settore, la Cattel Cate­ring di Jesolo. La storia di Naser Ghazal inizia in Pale­stina. Da qui parte nel 1983 per andare a studiare, a Roma, Marketing del turismo. «Ho scelto l’Italia per passione – racconta ­perché aveva vinto i Mondiali dell’82 e il mio amore a quell’epoca era il calcio». A Roma incontra il suo futuro nella ristora­zione. «Piano piano, non esageriamo. La mia è una famiglia povera, così, da studen­te andavo a lavare i piatti nei ristoranti, poi facevo il cameriere e ogni tanto anche lo chef in cucina. Non è mancata neppure la raccolta di pomodori. Ma intanto la pas­sione cambiava e, dopo la laurea, con tan­ta fatica perché a un palestinese nessuno dava credito men che meno le banche, so­no riuscito ad aprire un piccolo ristorante a Roma».

Ma quello non era il suo sogno. Ci vole­va qualcosa di più originale per sfondare. Bisognava davvero mettere in pratica quel­lo che sapeva e che intuiva. Una vacanza in Veneto e la decisione: si risale lo stivale e ci si butta in una nuova avventura nel no­me del kabab. Nella terra della Lega. Ma questa non è una storia di politica. Semmai di cultura gastronomica che abbat­te ogni confine e pregiudizio. «L’inizio non è stato facile. Gli italiani non conosce­vano affatto il kabab ed erano diffidenti. I miei clienti erano solo immigrati e i miei locali punti di ritrovo solo per loro. Per so­pravvivere sapevo di dover allargare il tar­get. Così ho pensato a introdurre nei me­nu anche la pizza, sempre a base di kabab. E poi qualcosa di divertente per i bambini. Il tutto in un locale pulito, colorato, simpa­tico, con i camerieri in guanti e cappello. Una cosa diversa insomma, su kebabmisura per il cliente italiano. Con tanto di gadget, lo­cali su 4 ruote, gruppo di fan su Face­book… ». L’esperimento ha avuto successo e il cammello con gli occhiali spopola. Oggi l’80 per cento dei clienti è italiano. Fami­gliole e morosi. Tutti con il panino in ma­no. Chi va da Naser per un nuovo Kaba­bPoint è sei volte su dieci un italiano, an­che perché il capitale richiesto per aprire un locale è di 52mila euro.

La catena dà la­voro ormai a quasi quattrocento persone, la grande maggioranza italiani. E promette di crescere oltre confine. «Abbiamo avuto richieste per Romania, Spagna e perfino Marocco — spiega Naser — ma ci muovia­mo con prudenza. Prima dobbiamo diven­tare ancor più forti a livello nazionale e fa­re attenzione alla concorrenza, spesso slea­le, dei grandi gruppi che hanno capito che questo è un mercato che crescerà ancora». Naser è cittadino italiano dal 1987. La sua famiglia d’origine vive sempre in Ci­sgiordania. Il suo essere un immigrato pa­lestinese gli ha creato problemi più per l’accesso al credito che per altri motivi. «Tante volte mi sono chiesto quante diffi­coltà avrei incontrato da straniero, qui in Italia, qui in Veneto. Quando ho iniziato sa­pevo che avrei dovuto accontentarmi, avrei dovuto lavorare a testa bassa, con onestà e sudore per venirne fuori. Così ho fatto. E a tutti quelli che mi parlano di raz­zismo, a coloro che pensano che l’immigra­zione sia solo delinquenza, beh, a tutti que­sti io rispondo con i fatti. Con il mio lavo­ro e le mie scelte». Tra queste ci sono un pulmino per il trasporto di persone con handicap, che la Kabab International ha contribuito ad acquistare per il Comune di Zero Branco, e la solidarietà ai terremotati d’Abruzzo ai quali in maggio è stato devo­luto l’incasso di una domenica di lavoro.

Macri Puricelli

da IL CORRIERE DELLA SERA

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