Archive for June, 2009

Ritorna MamaNoél


mamanoelL’albero dei valori del nuovo corso di MamaNoél ha tre rami fondamentali: sicurezza, famiglia e sobrietà. Ci tiene Luigi Amedeo Antinori, presidente del gruppo che ha rilevato il marchio e di cui fanno parte anche i marchi Capocubo e Graziella, a ribadire questo concetto.

«Il mondo MamaNoél – ribadisce il manager – è fondato su valori solidi come la sicurezza grazie alla qualità dei tessuti e dei materiali utilizzati per la realizzazione dei prodotti, la sobrietà, la concretezza, la praticità, il comfort, la funzionalità e la famiglia che è intesa come un caloroso nido nel quale rifugiarsi». Per comprendere al meglio questi concetti bisogna ripercorrere la storia di un marchio che raggiunse l’apice in pochissimi anni e che, per scelte avventate del management di allora, altrettanto rapidamente ebbe un declino fino al fallimento dell’azienda.

«Ho conosciuto MamaNoél negli anni ‘80 in veste di fornitore – sottolinea Antinori – ed è stato amore a prima vista. È stupefacente come questo marchio abbia mantenuto intatto il suo fascino ed elevatissima la sua popolarità. Allora credevo molto nel suo successo (più di 150 negozi in franchising e oltre 1300 articoli ndr) e ci credo ancora di più ora che lo abbiamo rilevato per rilanciarlo ai vertici delle classifiche dei gusti delle consumatrici». Quando il marchio venne messo in vendita, circa due anni fa, Luigi Amedeo Antinori e Roberto Ciccioli, un vita nel commerciale e nel marketing nel settore abbigliamento unirono le loro forze per rilevarlo.

Oggi, alle 16 a Firenze in via Santo Spirito, verrà presentato l’intero progetto. «Quello che vogliamo creare – continua Antinori – è un mondo di MamaNoél. Lavoreremo con dei licenziatari per dare vita a una collezione premaman, una di abbigliamento bambino da 0 a otto anni oltre che una linea di puericultura sia pesante (mobili per la cameretta, passeggini e carrozzine) sia leggera (biberon, ciuccetti)».

Quindi un ampliamento rispetto al passato per fornire un total-look per gestante e bambino, dall’abbigliamento alle carrozzine fino alle camerette e creare così un “valore aggiunto” indispensabile per instaurare un rapporto di assoluta complicità e fiducia con il marchio. «Il progetto industriale – sottolinea Antinori – prevede la ricerca di licenziatari con cui condividere la filosofia di brand. Ai licenziatari garantiremo una ricerca costante di elementi innovativi che siano coerenti con i valori base di MamaNoél: mi riferisco, in particolare, ai materiali, al rispetto per l’ambiente e a soluzioni studiate per la semplicità d’uso del prodotto.

Favoriremo, inoltre, le sinergie tra licenziatari anche al di là del supporto in comunicazione e pubblicità, aprendo “tavoli di lavoro” utili a un confronto costante su scelte stilistiche, strategiche e commerciali».

Tutti i prodotti saranno disegnati dall’ufficio stile per dare una soluzione di continuità che ben si sposi con il posizionamento nella fascia alta del mercato di riferimento. «Non dimentichiamo – rincorre con la memoria Antinori – che da una ricerca fatta, nel 1988, quando il brand era al massimo della sua espansione, MamaNoél era il primo marchio nel settore bambino di alta gamma. Prima di intraprendere questa avventura abbiamo testato il mercato per capire come viene recepito il marchio oggi e sorprendentemente è ancora sinonimo di qualità».

A breve partirà la campagna marketing per rinnovare la presenza del marchio sul mercato dove i primi prodotti arriveranno già a partire dal prossimo anno. Infatti sono già a buon punto le trattative per le licenze del mondo abbigliamento a cui seguiranno quelle per le altre categorie merceologiche. La seconda fase del progetto industriale, una volta consolidato il brand presso i consumatori e nelle boutique, sarà l’apertura di negozi monomarca nelle piazze più importanti.

«Abbiamo ristrutturato – conclude Antinori – anche il marchio. Infatti al logo MamaNoèl viene aggiunto il payoff “un mondo d’amore”, scelto proprio per creare un mondo che sia un punto di riferimento per tutte le famiglie, per ogni singola necessità del bimbo, della mamma, della casa, del viaggio e di tutte le attuali esigenze di spostamento».

da LIBERO.IT

Crescita di Negozio Leggero a Torino


negozio_leggeroSi arriva muniti del proprio barattolo del caffè o del vuoto del detersivo per i piatti da Negozio Leggero. Se ve lo siete dimenticati però, c’è sempre la possibilità di acquistare a pochi centesimi un contenitore, che poi ovviamente riutilizzerete le volte successive. Da Negozio Leggero non troverete né scatole di cartone né involucri di plastica dai colori ammalianti e dalla forma accattivante.

Come dice il nome, Negozio Leggero, prevede di farvi tornare a casa con tutto ciò di cui avete bisogno per preparare ottime cene, per pulire la casa e per curare il corpo, senza appesantirvi dell’inutile imballaggio che, appena finito di consumare il prodotto, rimane lì, inerte, ad accumularsi insieme al resto della spazzatura.

Da Negozio Leggero la pasta, così come i legumi, è sfusa, contenuta all’interno di profonde vaschette circolari e acquistabile a peso. Il caffè viene macinato sul posto. I detersivi per la casa vengono erogati alla spina da piccole taniche, mentre i cosmetici sono ridotti a capsule da reinserire dentro le proprie mini trousse. Tutto è a vista, ogni prodotto con i propri colori e forme.

Qualche nonna – la mia è tra quelle! – non ci troverà nulla di strano in questa modalità di vendita e di consumo: fino a cinquant’anni fa così si acquistava in qualsivoglia drogheria. Molte di quelle nonne tornano ora entusiaste, ma insieme con loro non mancano le giovani madri, piuttosto che gli universitari che abitano nel quartiere.

Siamo a Torino, in una zona popolare del centro. Sono pochi i mini-market ancora attivi. Apre i battenti qui Negozio Leggero, in via Napione 37. Non soltanto una nuova attività commerciale, ma un modo per riattivare il concetto di negozio di prossimità, attraverso la diffusione di una nuova (specie per i più giovani) filosofia di consumo.

L’idea nasce circa un anno fa all’interno dell’ente di ricerca scientifica e ambientale Ecologos, impegnato da tempo a promuovere progetti in grado di sostenere comportamenti responsabili, il cui approccio può essere sintetizzato nel tentativo di non cercare di trovare soluzioni in coda al problema ma analizzare il processo che lo genera e risolverlo alla fonte. Quando il problema da affrontare è la riduzione dei rifiuti da imballaggio, la vendita sfusa può essere un’ottima soluzione, perché eliminando l’inutile confezione con cui si porta a casa il contenuto, possiamo risparmiare l’energia, l’acqua e le emissioni di CO2 che servono per produrlo.

Su queste basi, sono nati il progetto “Detersivi self-service” – al momento presente in Piemonte, Lazio e Umbria in alcuni supermercati della grande distribuzione – “Fontana leggera” – che prevede un’erogazione di acqua frizzante dalle fontanelle comunali – e, infine, Negozio Leggero, per la cui realizzazione Ecologos collabora con la cooperativa Rinova.

Negozio Leggero rappresenta un momento di verifica dell’effettivo cambiamento di mentalità da parte della gente. Il negozio_leggero1supermercato, luogo di passaggio e di grande affluenza, è un ambiente difficile dove capire l’incidenza di un progetto su un dato comportamento, mentre il negozio di prossimità, dedicato a promuovere esclusivamente un dato tipo di acquisto è maggiormente esposto al giudizio e alla sensibilità delle persone”. A raccontarci i retroscena del progetto è Lidia Signori, ricercatrice presso Ecologos. Ci conferma il successo dell’iniziativa e senza celare una meritata soddisfazione ci parla anche dell’idea di trasformare questo primo negozio sperimentale in un franchising da diffondere in tutta Italia. Un business che porta con sé una visione: “Per noi Negozio leggero è innanzitutto un progetto culturale che intende promuovere un modo di consumare diverso, più consapevole e responsabile. Qui i prodotti vengono selezionati sulla base di produzioni a km 0, senza prescindere da varietà e scelta, e desideriamo che le persone presenti in negozio siano preparate sui prodotti che vengono venduti, sappiano raccontarne la provenienza e le caratteristiche, stimolando anche la curiosità e l’attenzione di chi si ferma per comprare. Ci piace che il negozio non sia fai-da-te ma che il fatto di essere serviti sia anche occasione per saperne di più”.

Un negozio che oltre alla conoscenza del prodotto non dimentica neanche la questione prezzo. Dove la qualità dell’offerta infatti è pari, se non superiore, a qualsiasi altro mini-market o bio-shop, il salto dell’imballaggio nella filiera produttiva garantisce anche un risparmio economico non marginale per chiunque scelga Negozio leggero. Si va dal 30 al 50% di spesa in meno.

Negozio, leggero per le braccia ma anche per le tasche, dunque.

Pamela Pelatelli

da GREENME.IT

Franchising del locale milanese The Small?


sushiThe Small è creatività, cura, design e qualità, ovvero un minilocale a Milano giocato su eleganti tonalità grigie, dedicato al sushi, quindi ideale per pranzi veloci a base di sushi e insalate e cene confidenziali per un massimo di dodici persone.

Oltre a questo, anche degustazioni a tema con abbinamenti inusuali come sushi e vino, spumante o champagne oppure sushi e tè, verdi o neri che siano. The Small organizza anche corsi a tema ed è un ritrovo per il dopocena con tè e infusi in abbinamento a torte artigianali. In tutto ciò non si rinuncia all’aperitivo personalizzato, ovviamente a base di sushi.

The Small è infine una location per eventi dedicati all’arte e al design, con un articolato programma di mostre e una esposizione permanente di oggetti dal sapore internazionale. Tutto ciò fa si che il locale significhi anche consulente d’immagine e interior design, catering aziendali privati e in un futuro prossimo il franchising.

da MCONLINE.IT

Vredestein e la bicicletta elettrica


vredestein_gocycleE’ pronta per il mercato europeo, e sta suscitando grande curiosità alla NPE di Chicago dove è esposta presso lo stand Sabic, la bicicletta elettrica Gocycle ideata e prodotta da Karbon Kinetics Ltd (KKL). Particolarità di questo modello, oltre al design raffinato e alle non poche innovazioni tecnologiche, è il peso contenuto: solo 16,2 kg, batterie comprese, che la rende la bicicletta elettrica più leggera al mondo.

Un risultato raggiunto attraverso un’attenta scelta dei materiali, a partire dal telaio realizzato in polvere di magnesio stampata ad iniezione o alle materie plastiche utilizzate per numerosi componenti. In particolare, la forcella anteriore/presa di controllo, i supporti dei mozzi delle ruote, gli anelli di tolleranza, le molle ondulate e l’ammortizzatore posteriore vengono stampati con un compound termoplastico a base poliammidica caricato al 60% con fibre di vetro lunghe, LNP Verton RV00CE di Sabic Innovative Plastics. “L’uso di un termoplastico tecnico per la realizzazione di cuscinetti e molle ondulate per questo tipo di applicazioni rappresenta un’importante conquista tecnologica, data l’elevata resistenza e durevolezza offerte dal materiale”, sottolineano in Sabic.

Il designer della bicicletta, nonché fondatore di KKL, è Richard Thorpe. Gocycle ha già vinto numerosi premi per il design e l’innovazione, quali il Best Complete Bicycle (2009) e il Best Innovation Awards al suo debutto al ventunesimo International Cycle Show di Taipei del 2008. La prima azienda a utilizzare una flotta di Gocycle sarà l’olandese Vredestein, una ditta di franchising nel settore nei pneumatici, che ha ordinato 1.000 biciclette da dare ai clienti durante gli interventi alle loro auto.                                                             vredestein_gocycle1

Il passaggio tra la pedalata libera e quella assistita, o il funzionamento totalmente elettrico, è gestito attraverso un pulsante rosso presente sul manubrio. A dispetto delle dimensioni minime, la batteria (estraibile dal telaio) dovrebbe garantire un’autonomia di una trentina di chilometri con un tempo di ricarica di tre ore e mezza. La velocità massima dichiarata è di circa 25 km/h, mentre il prezzo dovrebbe aggirarsi, nel Regno Unito, intorno a 1.200 sterline.

da POLIMERICA.IT

Burger King franchising ed il mercato italiano


burger_kingNel corso di un incontro svoltosi oggi a Milano, Juan Olave, general manager di Burger King® Italia, ha «celebrato» il successo della prima catena di hamburger restaurant nata dopo la nascita ufficiale dell’hamburger.

«L’Italia – ha dichiarato Olave – costituisce per noi uno dei mercati più importanti e con il maggior potenziale di sviluppo dell’area EMEA.  16 le aperture nell’anno fiscale 2009 (che chiude il prossimo 30 giugno), che sommate alle 10 dell’anno precedente, hanno fatto rilevare una crescita globale del 60%.  Nel periodo gennaio-marzo 2009 abbiamo registrato un  incremento del 6% a parità di perimetro. Inoltre – prosegue Olave – abbiamo aumentato i contratti di fornitura con aziende italiane»

Presente in Italia dal 1999, dove ha inaugurato il primo ristorante a Milano, l’azienda conta oggi 57 sedi, 55 delle quali gestite a regime di franchising e 2 di proprietà.

Il sistema qualità Burger King® si basa sull’innovazione e sull’offerta di prodotti di qualità ad un prezzo contenuto, grigliati alla fiamma, serviti rapidamente e in un ambiente accogliente. Burger King® da sempre adatta la propria offerta alle tendenze e preferenze di ogni mercato, introducendo idee diverse e sapori nuovi in base alle richieste dei clienti.

Durante l’ultimo anno fiscale, Burger King® ha avviato un progetto per introdurre una nuova immagine nei ristoranti allo scopo di unire l’aspetto tradizione con il moderno, il classico con l’innovativo e di sottolineare i valori e la filosofia di marca.

da DIARIO DEL WEB

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